Quattro tipi di crawler AI: cosa fanno e perché bloccarli (o no)
Quando si parla di crawler AI, non tutti svolgono la stessa funzione. Il Generatore robots.txt per crawler AI li organizza in quattro categorie, ognuna con un impatto diverso sulla visibilità del tuo sito. Capire queste differenze è fondamentale per decidere quali bloccare e quali lasciare passare.
La prima categoria è quella dei collettori di dati per l’addestramento (26 bot nella lista del tool). Questi crawler, come GPTBot (OpenAI), CCBot (Common Crawl) o Google-Extended, raccolgono contenuti per alimentare i modelli di intelligenza artificiale. Se li blocchi, il tuo sito non verrà usato per addestrare nuovi LLM, ma perderai anche la possibilità di essere citato in risposte generate da AI che si basano su dati più recenti. Per molti editori italiani, soprattutto quelli che producono contenuti originali come ricette regionali o analisi di mercato, questa è la scelta più equilibrata: proteggere il proprio lavoro senza sparire completamente dai risultati AI.
La seconda categoria è quella degli indicizzatori di ricerca AI (11 bot). Questi crawler, come OAI-SearchBot o PerplexityBot, costruiscono indici usati da motori di ricerca basati su AI. Bloccandoli, il tuo sito non apparirà nelle risposte di questi motori, ma rimarrà visibile sui tradizionali come Google. Per un sito di e-commerce italiano che vende prodotti artigianali, ad esempio, potrebbe essere utile mantenere questa visibilità per raggiungere nuovi clienti attraverso strumenti come Perplexity o You.com.
La terza categoria è quella dei fetchers attivati dagli utenti (10 bot), come ChatGPT-User o Bard-User. Questi crawler accedono al tuo sito solo quando un utente chiede esplicitamente di includere una pagina in una risposta AI. Bloccandoli, impedisci che il tuo contenuto venga mostrato in tempo reale, ma non influisci sull’addestramento dei modelli. Per un blog personale o un sito di notizie locali, potrebbe essere una scelta eccessiva, a meno che non si voglia evitare del tutto l’uso del proprio contenuto in contesti AI.
L’ultima categoria è quella degli agenti di navigazione (6 bot), come quelli usati da browser o assistenti vocali per pre-caricare pagine. Questi crawler non raccolgono dati per l’addestramento, ma possono influire sul traffico del sito. Bloccandoli, si rischia di ridurre l’esperienza utente, soprattutto per chi usa strumenti come Siri o Google Assistant per accedere ai contenuti.
Il Generatore robots.txt per crawler AI ti permette di scegliere quali categorie bloccare con un semplice clic. Il preset predefinito, ad esempio, blocca solo i collettori di dati per l’addestramento, mantenendo la visibilità nelle risposte AI e nei motori di ricerca. Questa scelta è particolarmente adatta per i siti che vogliono proteggere i propri contenuti senza rinunciare del tutto alla presenza online.